Chickin Chase / Chicken Chase / Cock’in (Firebird 1985, Jaws 1983)

Gioco a difficoltà crescente fatto di poche azioni che diventano sempre più frenetiche. Siete un gallo e dovete fare il gallo: fare zumba zumba con le galline, difendere le uova, cibarvi, allontanare i predatori e rifare zumba zumba con le galline. Avanti così, tutto il resto della vostra esistenza. La questione però non è il gioco, capace di tenervi incollati parecchio allo schermo, ma le curiose vicende del titolo e della copertina della scatola. In realtà Chicken Chase risulta infatti sulle scatole Chickin Chase



Corretto solo in un secondo momento

Ma qualcosa di più curioso ci attende, scavando infatti tra le edizioni troviamo questo… scoprendo che il gioco originariamente uscì prodotto dalla Jaws nel 1983 con un titolo un po’… ambiguo

Accompagnato da questa scatola….

E… non diciamo altro.
Rovistando nelle riviste: streghe in calore e archeologi in pausa pranzo

A Matatari ogni tanto amiamo riprendere in mano le riviste del nostro passato per vedere come si possano trovare curiosità nelle traduzioni o interessanti svarioni nelle rubriche compro-vendo-cerco. Oggi ci occupiamo di alcuni esempi tratti da “I Magnifici sette”, una di quelle riviste con cassette che hanno fatto la gioia di tanti commodoristi.
Partiamo con la descrizione della versione acclusa di Cauldron II

Dove scopriamo che la zucca sarebbe zucca per incantamento avendo rifiutato la mano della perfida Zaira… pur non specificato, temiamo di intuire che la perfida Zaira che voleva sposarci è la strega protagonista del primo ed antagonista del secondo episodio.

In effetti si nota una certa passione nel come vi regge tra le sue delicate manine…. ouch.
Passiamo al compro-vendo-cerco-checosastoscrivendo?

Tra le perle raccolte segnaliamo la misteriosa console Iutellivisido, Chostbusters (immaginiamo alluda al prezzo eccessivo dei loro servizi) e l’accoppiata Più Fail I e II (Pitfall?) e il misterioso seguito di Indiana Jones, ovvero Indiana Jones II (ore pasti). Exploding Fish è interessante, vorremmo vederlo presto sui nostri retroschermi assieme a Raid Over Mosc Ow e Donald Durk.
Webbando: Barbarian Plus (Amiga 1200)

Io ti spiez… no… Adrian… no… i’ll be back, ecco, questa è certamente una delle frasi che si sono fissate nell’immaginario cinematografico in unione all’austriaco faccione squadrato di Arnold Schwarzenegger
Ao, ma ti metti a parlare di cinema ora?
No, calma, datemi qualche secondo.
Sì ma ricorda che di Terminator avevi già detto qualcosa

Calma, insomma! Dicevamo, Schwarzy dopo una carriera da culturista e alcune apparizioni in film che pochi ricordano fece il botto, agli inizi degli anni ’80, interpretando Conan, eroe tutto muscoli, mascella e spada che si aggira sfasciando crani per le lande di un mondo devastato e pericoloso.

Il successo del film e del suo sequel (1984) diede il via non solo ad una serie di giochi che si richiamavano direttamente, con tanto di licenza ufficiale, al personaggio inventato da R. E. Howard,


ma anche a tutta una serie di videogiochi ispirati alle atmosfere “barbariche”. Nacque così nel 1987, grazie alla Palace Software, Barbarian: the ultimate warrior,


un picchiaduro a incontri dove ambienti, personaggi e anche alcune mosse di combattimento erano chiaramente riprese dalla saga di Conan. Fu un buon successo per gli 8-bit, un po’ meno sui 16. L’anno successivo la Palace Software sfornò il seguito, Barbarian II: the Dungeon of Drax, gioco d’azione questa volta a scorrimento dove al combattimento, comunque elemento centrale, si aggiungevano l’esplorazione di ambienti e la raccolta di oggetti.


Un buon esempio di come si possa sviluppare un gioco apportando notevoli modifiche senza per questo snaturarne l’atmosfera.
Ma non siamo qui per parlarvi delle vicende (interessantissime, ci torneremo) dietro ai due Barbarian, quanto a segnalarvi che esiste un nuovo port del primo episodio. Negli anni si sono visti altri tentativi, più o meno riusciti, di ridare vita al primo Barbarian, ora tre persone: Ten Shu, Colin Vella e Simeon Bernacchia (pagina facebook), hanno raccolto la sfida virtuale e hanno creato BARBARIAN PLUS, un port per Amiga1200, con tanto di 6 dischetti virtuali.



Non si tratta né di un remake, né di un port fedele al 100%, conserva la struttura di base, scontri a due, ma aggiunge scenari, nemici diversi (anche una sorta di dinosauro proveniente dal secondo Barbarian) e la possibilità di scegliere tra un barbaro maschio o donna (ancora come nel Barbarian II). Non manca un “vecchio amico” di chi ha giocato l’originale, ovvero un mostriciattolo verdognolo incaricato di trasportare il cadavere del perdente fuori dallo schermo dopo averlo deriso.
Lo trovate qui.
Horror Zombies from the Crypt (Millenium Interactive ltd. 1990)

Eh???
Evvai di musica, bum bum bu, zompando come una rana per evitare zompi, poi fai il passo d’Andreotti, la rana ti sguincia con la lingua, Franky si muove col palo in culo e un lupo mannaro ti rutta in pieno viso. Dracula scende e uauaua col faccione verso lo schermo e se qualcuno ti sfiora ti viene un nervoso che la pressione parte a 1000 e la zucca ti scoppia. Questo e altro ancora è Horror Zombies from the crypt.

Stavamo facendo un sano esercizio di comparazione spectrum, c64, amiga etc… per Batman – The Movie (wuwuwuwuwuareyou? I am Btman, 1989) quando, in una pausa, salta in piedi uno e dice “ue, vi ricordate quel gioco con la musica figa all’inizio e poi Dracula che fa uaua e ti salta la testa?” e un altro subito “Horror Zombies from the Crypt?”. E così fu.
Il ricordo era di un gioco boh con una gran bella musica all’inizio. Ora possiamo dire “epperforza”, visto che il signor Prokofiev presta per l’occasione la Danza dei Cavalieri dal suo balletto Romeo e Giulietta. Prestito certamente volontario essendo il nostro morto nel 1953….
Archiviata la musica figa cosa resta? Andiamo a vedere.

Voi siete il Conte Frederick Valdemar, sì Conte tipo Dracula, Frederick tipo Frankenstein e Valdemar come un racconto di Poe, con una tale sequenza onomastica e tornando a visitare la dimora secolare della famiglia, vicino ad un cimitero secolare, sopra una cripta secolare, vi stupite di essere nel mezzo di una invasione di mostri del più svariato genere e sottogenere?

Zombie, cimiteri, una casa infestata
Ma non potevamo andare a vedere un porno?
Orbene, Casa Valdemar è diventata una Casa Infestata, uno zoo ricco di tutti i classici e stereotipati mostri e non è questa, si badi bene, una accusa nei confronti dei programmatori: il gioco, per grafica, titolo e stile vuole essere un richiamo evidente a certi horror b-movie degli anni 50-60. Il titolo in fondo non avrebbe sfigurato nella filmografia di un Ed Wood. D’altro canto sono gli stessi autori a dirlo chiaramente nel manuale
Horror Zombies from the Crypt pays homage to the much-loved
horror genre from the 1950’s movies, and stars many of the beasts,
manifestations adn creations made famous by the likes of Bela
Lugosi, Boris Karloff and Lon Chaney jr.
L’introduzione non a caso è ambientata in una classica sala cinematografica con tanto di sipario e titolo di inizio della pellicola ma, per fortuna, non c’è ulteriore richiamo, insomma il vostro protagonista non farà una “Chillerata“
Sì, ma cosa dobbiamo fare? Aggirarvi per i 6 livelli e raccogliere tutti i teschi per passare al livello successivo. Perché deve raccogliere i teschi? Gli avi buttati fuori dai sepolcri dalla invasione dei mostri? Mistero.

No, aspettate, guardate il manuale!
Here your objective is straightforward,
search the rooms and corridors for five skulls. These skulls
belonged to the poor souls who once resided in the manor. You must
locate the heads to be buried with dignity rather than something
for the spooks to have a good old laugh at. In this level you must
avoid all contact with the spooks and collect all the objects in
order to progress to higher levels.
Alla fine, tirando a caso, ci avevamo preso, la questione è che i 5 teschi in ogni livello manco sono 5, ma molti di più, comunque sia non trovano pace sparsi per le stanze, i cornicioni, i davanzali, gli armadi etc… dovete seppellirli degnamente.
Le animazioni e la grafica non si possono definire brutte, forse un po’ scialbe e il protagonista però ha davvero un modo strano di saltare (piedi e mani unite, manco stesse per tuffarsi in piscina) e soprattutto una sorta di passo da ladruncolo, piegato in avanti, mani raccolte, andreottiano.


Le edizioni erano 3, Amiga, PC e Atari ST, questa ultima più trascurata, una grafica meno definita, colori slavati e soprattutto scarso brio musicale già a partire dal famoso pezzo iniziale. Se a questo aggiungiamo che i recensori prendevano i camini per letti, il quadro della versione ST è completato.

Matatari è anche una occasione per essere brutali con le epoche d’oro che albergano , a volte, nella nostra testa, certe cose ci hanno lasciato bei ricordi e quando li rivediamo è come una martellata. Sinceramente HZFC (piace il codice fiscale?) è noiosetto. Lo si inizia con curiosità, ma l’entusiasmo cala rapidamente, non tanto per la difficoltà e per certi salti fastidiosamente di precisione, quanto perché cambi di scenari e di mostri non riescono ad aggiungere molto, ad un certo punto si ha la sensazione di ripetere costantemente la stessa serie di azioni e si sente in bocca il sapore della minestra allungata.
Curiosità: il manuale conteneva anche una serie di fatti e stranezze relative al genere horror nel cinema, dalle origini fino ai più recenti (per il 1990) film e mostri del genere.
CHI CI RICORDA?
Curiosamente certi aspetti di HZFC ci ha richiamato alla memoria un gioco del Commodore 64, uscito nel 1986 per la Firebird. SCARY MONSTERS.

Prego signori si accomodino, prego e ammirino a paragone come i due protagonisti zompano e camminano (adreottianamente).




A questo aggiungerei che, se pur diversa in molti punti, la trama di questo gioco ha punti di contatto: di fatto Scary Monsters si svolge in ville infestate dove troverete tutti i classici mostri del cinema horror, inoltre, particolare ulteriore, in entrambi i videogiochi c’è una certo interesse a creare la sensazione che alcuni personaggi sfondino la quarta parete, passando al di là dello schermo: in Scary Monsters il protagonista dirigeva le mani verso il giocatore compiendo una sorta di sortilegio che uccideva tutti i mostri su schermo, in HZFC più di un mostro compie azioni direttamente rivolto verso il giocatore.

Il sospetto che qualcuno dei programmatori di HZFC abbia fatto più di una partita a Scary Monsters ci pare legittimo, tanto più che sia Firebird che Millenium sono case produttrici inglesi.
SPOILER
SPOILER
SPOILER
SPOILER
Anche i finali dei due giochi hanno qualcosa in comune, in Scary Monsters, eliminato l’ultimo mostro, uscite dal palazzo e… fine
In HZFC uscite dal palazzo e…. fine….
Bio Evil – Resident Evil per Sega Mega Drive (PSCD Games)

E se… e se… e se il primo capitolo della saga di Resident Evil fosse uscito anche sopra una console a 16 bit? In realtà l’esperimento era stato fatto in via ufficiale sul Game Boy Color, ma il progetto poi naufragò, pur essendo a buon punto come si può vedere in alcuni filmati.
Ma mai dire mai, se dunque il porting ufficiale non c’è stato ci sono sempre tanti volenterosi che possono tentare l’impresa. In epoca di richiami non allegri alle epidemie e al biohazard, i ragazzi di PSCDGames hanno raccolto la sfida e si sono lanciati in un’opera di conversione per SegaMega Drive, scegliendo però un cammino diverso da quello tentato con il Game Boy Color: hanno infatti “tradotto” RE in un gioco isometrico dal titolo Bio Evil. Il risultato, a quanto si può giudicare dalle immagini, sembrerebbe pregevole, rispetto ad un primo demo ancora molto rozzo, le nuove immagini fanno ben sperare.
Riusciranno i nostri eroi a portare a termine l’impresa prima che la mannaia legale si abbatta sopra di loro?
Speriamo!
PS: E non perdetevi il Demake di RE2 per Atari 2600
RECENSIONI: The Count Lucanor (Baroque Decay, 2016)

Nonno, nonno, mi annoio, che faccio, che dico, che vedo… aspetta figliolo che ti racconto una fiaba…
Chi ha frequentato i Fratelli Grimm e non le versioni edulcorate propinate negli anni al mondo ha già ben chiaro in mente cosa e come siano le fiabe: squartamenti, mostri, sangue, omicidi, truculenza, testa e occhi strappati e… buonanotte. Le sorellastre di Cenerentola, tanto per fare un esempio rapido, finiscono nella versione dei Grimm accecate a colpi di becco da delle colombe.

Se volete trovare a livello videoludico una ottima trasposizione del concetto di fiaba e con quel gusto pixelloso che ci ricorda tante cose vi consigliamo The Count Lucanor, un recente lavoro dei giovani Baroque Decay. Il team è internazionale, ma di base è iberico, con sede A Coruña e pensiamo che, pur ancora nelle prime prove, abbia già fornito un ottimo prodotto.

Il titolo si ispira ad una raccolta di massime e racconti (Libro de los ejemplos del conde Lucanor y de Patronio) pubblicato nel XIVesimo secolo in terra di Spagna. Più che ispirati dal punto di vista dei contenuti, i ragazzi di Baroque Decay si sono fatti influenzare dal concetto di narrazione, dando vita a quello che potrebbe definirsi una classica fiaba di formazione, dove il nostro giovane eroe (Hans, un bambino di 10 anni) abbandona casa in cerca di fortuna e si ritrova rapidamente in un mondo oscuro e magico, il castello del Conte Lucanor, dove deve usare abilità e intuito per risolvere una serie di enigmi e conquistare il premio promesso (le ricchezze del Conte). La trama, il racconto, non è certo il punto di forza, si tratta di un classico schema, ma quello che è affascinate è come sia stata resa l’atmosfera della narrazione e la capacità di inquietudine suscitata via via che si avanza nella breve avventura.

Nel vostro cammino vi troverete davanti alcuni bivi, scelte che farete o non farete influenzeranno altri eventi e vi porteranno a dover risolvere certe situazioni in maniera differente, con uno schema di azione e reazione e conseguenze tipico degli intenti morali e di insegnamento delle fiabe. A questo si aggiungono differenti finali.
Il gioco merita davvero a nostro parere e la durata (6 ore circa) non pensiamo sia mal calibrata, anzi evita che un meccanismo narrativo buono diventi logoro, c’è qualche colpo di scena (non sconvolgente) e un certo tono scanzonato a tratti e a tratti decisamente cupo; alcuni dei personaggi, pur se non approfonditi oltre poche linee di dialogo, presentano tratti meno stereotipati rispetto alla media. Gli enigmi non sono particolarmente complessi, ma comunque adatti per tenere impegnato un numero adeguato di ore senza scivolare nella noia o nella disperazione.
Webbando: Boulderdash online

Mamma, dove hai messo le mie scarpe? Dove hai messo la mia vanga? Dove hai messo la mia tutina anti masso? Mamma? Non trovo più il c64, come l’hai messo a lavare? Scherzi? Mamma!!? Dove è finito l’emulatore? Non trovo più l’emulatore??!
Tranquilli. Non trovate più il vostro biscottone di fiducia o l’emulatore non vuole funzionare? Ecco la soluzione!!
Webbando: Nextmind… nextglove?

Una occhiata e boom, sei morto. Un mezzo giramento di pupille e crack sei in mille pezzi. E chi è? Medusa? Kenshiro? L’ispettore delle tasse? No, siete voi!
Sì, siete voi, o meglio sarete voi se vi procurerete il Nextmind presentato al CES 2020. Ma funziona davvero? E quanto costa? E quando arriva?

Non ne abbiamo idea, non l’abbiamo provato (sanno che rompiamo tutto) e dunque non sappiamo se questa faccenda avrà senso o sarà il Powerglove del XXIesimo secolo.

L’aspetto positivo è che, a quanto vediamo, è stato provato con una vecchia gloria….



Impossible Mission: pinguini assassini

Riguardo ancora alla documentazione originale di Impossible Mission avete notato una cosa? Le motivazioni alla base della cattiveria dello scienziato pazzo.

Sì. Il Prof. ha deciso di divenire cattivo e crudele e distruggere il mondo perché frustrato nei suoi tentativi di battere il suo videogame preferito.
A questo punto prevediamo orde di futuri criminali di guerra tra i giocatori della serie Dark Souls, intanto andremo a scartabellare tra le biografie di recenti dittatori o assassini seriali per capire se Ghost’s ‘n Goblins o Shadow of the Beast abbiano scatenato la loro forza distruttrice….
Webbando: Implausible Mission un remake da leccarsi i baffi

Parliamo di un altro concorso. In questo caso si tratta di una competizione già conclusa (2006) indetta per la creazione di remake di glorie del passato. Tra questi spicca la creazione della Junkbox Games, Implausible Mission, il remake del classico della Epyx del 1984.
Il remake è fatto davvero per bene, c’è tutto, ma proprio tutto, dai suoni vari, compresi il celebre discorsetto iniziale (all’epoca noi, totalmente digiuni d’inglese, capivamo qualcosa tipo ANGANARADISITOR etc…) e il aaaaaaaah. Anche la grafica, pur aggiornata, è rispettosa dell’originale, con tutte queste piattaforme movibili, i computer e i vari elementi di arredamento infestati dagli scassascatole di robot.
L’unica cosa che ci lasciava perplessi era il faccione del grande nemico, il Prof. Elvin Atombender, ricoperto da strani baffetti abbozzati a rapidi colpi.

La nostra memoria infatti corre immediatamente al glabro faccione visto nella nostra copia C64.

Stavamo per lanciarci in un pippone da puristi quando ci è cascato l’occhio sulle illustrazioni della confezione originale e il materiale extra)



No… se non è precisione questa! Complimenti!